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Educazione sessuale: l’Italia in ritardo rispetto al resto del mondo

L’educazione sessuale è un noto tabù tutto made in Italy. Sono in netto aumento  nel nostro Paese gli aborti tra le giovanissime under-14 crescendo da uno 0,5%  del 1995 fino ad arrivare all’1,2% del 2005. Sono persino in netto aumento le  malattie sessualmente trasmissibili come la Clamydia, che negli ultimi 10 anni  è cresciuta di 6-10 volte a seconda delle zone di diffusione.  Oggi l’educazione sessuale avviene per mezzo del confronto con i coetanei per  il 30% dei giovani, attraverso la rete o la consultazione di libri o riviste  (20%) e infine dal dialogo con i propri genitori (20%). I docenti che si  occupano di questa disciplina ricoprono una percentuale molto bassa (5%) anche  se, secondo la Sigo, Società italiana di ginecologia e ostetricia, negli  studenti è forte il desiderio di approfondire questa tematica tra le mura  scolastiche: come dimostrano le statistiche sono 64 su 100 gli alunni delle  scuole superiori che vorrebbero approfondire la tematica di sesso e affini 
mediante un corso di educazione sessuale nel proprio istituto. Fino ad oggi è stata affrontata in maniera molto vaga e circoscritta dai
  docenti di scienze, i quali ne hanno approfondito l’aspetto fisico-anatomico, o  dagli insegnanti di religione cattolica che hanno portato la discussione su un  piano etico-religioso. Contrariamente a ciò che accade da noi, negli altri paesi europei l’educazione  sessuale è presente da molto tempo nelle scuole: un esempio eclatante lo  ritroviamo in Svezia, dove dal 1956 tale disciplina è obbligatoria per tutti i 
ragazzi dai 7 ai 19 anni mentre in Germania fa parte dei programmi scolastici
  fin dal 1970. In Francia e in Inghilterra invece è un corso extrascolastico,  quindi facoltativo, a cui tutti gli studenti possono accedere. In Italia non c’è una legge che regola l’insegnamento dell’educazione sessuale  nelle scuole, ne tanto meno corsi aperti agli studenti. Se gli istituti fino ad  ora finanziavano delle lezioni con i propri fondi, a seguito dei nuovi tagli  ciò non pare più possibile. 

Esiste tuttavia una proposta di legge sull’argomento risalente al 1975, che si  è da poco riaperta, con i conseguenti dibattiti e le feroci polemiche che  necessariamente ne derivano, tra cui spicca quella del pontefice Benedetto XVI  che ha affermato in proposito “l’educazione sessuale è contro la fede.” E’  veramente così? Il dibattito è ancora aperto.

Camilla Valli e Benedetta Frassineti

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