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Facebook mania, nessuno escluso

Come può un sito web, inizialmente creato con lo scopo di mettere in contatto gli studenti dell’università statunitense di Harvard, diventare il modo più efficace di comunicazione di tutto il mondo virtuale? Questa è la storia di Facebook, il più famoso social network che nel 2011, secondo il blog d’attualità Mashable, ha raggiunto quota 800 milioni di utenti attivi. Il nome del sito si riferisce agli annuari (facebook) con le foto di ogni singolo membro che alcuni college statunitensi distribuiscono ai nuovi studenti ed al personale della facoltà con l’intento di conoscere le persone del campus.

Il diciannovenne studente di Harvard, Mark Zuckerberg, creò questa piattaforma virtuale  il 4 febbraio 2004 grazie all’aiuto dei due compagni universitari Andrew McCollum e Eduardo Saverin. Da quel momento il fenomeno “Facebook” si è diffuso e macchia d’olio, prima negli Stati Uniti e in seguito in tutto il resto del mondo;  in Italia ci fu il boom degli iscritti nel 2008. Il sito creato dal giovane talentuoso sembra avere molto successo proprio perché, come egli afferma: “Facebook è un’evoluzione naturale, perché non fa altro che rimettere al centro il motivo stesso della esistenza di Internet, la connessione tra persone.”

Inutile dire quanto impatto abbia avuto l’invenzione di Zuckerberg all’interno della società: grazie a questo social network persone di diversi paesi possono rimanere in contatto, si può costruire un’immagine più o meno veritiera di noi stessi sul web e c’è una maggiore circolazione di notizie in tempo reale.

Come per ogni invenzione che suscita clamore, anche a Facebook vengono attribuiti dei pro e dei contro; sicuramente uno dei lati negativi è lo sconvolgimento del valore di privacy sul web, ma in sua difesa Zuckerberg, nell’intervista proposta da “La Repubblica”, dichiara: “Bisogna capire che le cose sono molto cambiate negli ultimi sei anni. E che il concetto di privacy che ho io non è lo stesso che ha mio padre ed è diverso anche da quello di una ragazzo di quattordici anni. Sei anni fa nessuno voleva che le proprie informazioni personali fossero sul web, oggi il numero delle persone che rende disponibile il proprio cellulare su Facebook è impressionante. Per i miei genitori la privacy era un valore, per i miei coetanei condividere è un valore.”

Facebook viene usato nei più svariati modi che vanno dall’ambito lavorativo a quello puramente ricreativo, ma c’è da dire che i più assidui frequentatori del sito appartengono alla fascia dei 13-30 anni. Negli ultimi tempi i giovanissimi sembrano essere affetti da una strana Facebook-dipendenza, in quanto trascorrono la maggior parte del loro tempo su questo sito piuttosto che uscire o fare altri tipi di attività, e spesso il risultato è la condotta di una vita puramente virtuale. La condivisione di foto e di post sembra essere l’unico interesse, infatti ogni avvenimento accaduto viene trasferito sul social network sotto gli occhi di tutti. Questo fenomeno è ben visibile anche ai concerti, per esempio, nei quali si impiega più tempo a scattare foto per poi essere “postate” in “bacheca”, che a divertirsi. Vorranno forse i cittadini di questo mondo virtuale dare un’immagine costruita di loro stessi ? Si tratta forse di insicurezza?

 

Elena Giorgi

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