./Italia

Tutti contro Schettino: perché?

Capitan Codardo: così il popolo del web ha ribattezzato Francesco Schettino, comandante della Costa Concordia, la nave da crociera naufragata nei pressi dell’Isola del Giglio il 13 gennaio scorso. Mentre le autorità indagano sulle sue responsabilità, blog e social network lo condannano. Tutto inizia con la diffusione della telefonata tra Gregorio De Falco, capitano della Guardia Costiera, e Schettino, nella quale quest’ultimo viene caldamente invitato a tornare a bordo senza risultato. Un processo mediatico che si consuma attraverso fotomontaggi, parodie, video esilaranti che hanno dipinto il comandante della Concordia come un vile che sbaglia e preferisce fuggire, piuttosto che rimediare al proprio errore, un vigliacco simbolo di quell’Italia corrotta, contaminata dall’indifferenza per il destino altrui, cieca nel suo istinto di sopravvivenza. Di certo non possiamo dire che Schettino sia un eroe ma tutto questo fango ci fa riflettere. La virtuale aggressione contro Schettino è l’emblema di un malessere profondo, insito in quell’Italia che si lascia illudere dai nuovi mezzi di comunicazione, capaci di aprire mondi e possibilità, armi contro la società che non ha scelto e che sogna di cambiare esprimendo le proprie idee. Ma è solo una mera illusione. Blog e social network demonizzano la realtà delle cose, la corrodono in un’estrema semplificazione: si coglie l’aspetto più evidente e facile da comprendere di una situazione per ampliarlo, ingrandirlo, fino a trasformarlo nella sola causa di tutto il male che ne consegue, consapevolmente o meno. Si crede di essere liberi, ma si è solo vittime di questo meccanismo di violenza. La capitalizzazione goliardica dell’errore di Schettino si può spiegare solo in quest’ottica: esasperando e dilatando la realtà, riducendola a spettacolo, il singolo, pur di essere apprezzato per la propria buona condotta, si identifica nel pensiero della massa, segue la tendenza, sposa l’opinione degli altri piuttosto che esprimere la propria, cade nelle trappole dei manipolatori a spese della propria libertà e di quella altrui. 

Sofia Fabrizi

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