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L’addio a Scalfaro, il presidente inflessibile

 “Giovani, non arrendetevi”: questo l’ultimo messaggio di Oscar Luigi Scalfaro, ex presidente della Repubblica, scomparso a Roma lo scorso 29 gennaio all’età di 93 anni. Abbandonata la toga da magistrato, Scalfaro dedica la propria vita alla politica: fu Membro dell’Assemblea Costituente parlamentare, Ministro degli Interni, Presidente della Camera e, nel maggio del 1992, in uno dei momenti più complicati del secondo dopoguerra italiano, viene eletto Presidente della Repubblica. Sono gli anni degli scandali giudiziari, dei crolli dei partiti, di Tangentopoli, delle stragi mafiose di Capaci e Palermo, della terribile crisi economica, della svalutazione della lira durante i quali Scalfaro venne ad essere un punto fermo di sicurezza perché strenuo difensore delle istituzioni figlie della Resistenza e, al tempo stesso, acerrimo nemico dell’ignoranza e di quella faziosa partigianeria responsabili dello stravolgimento caotico e violento della realtà. Celebre il discorso pronunciato il 3 novembre del 1993, un’accusa alla corruzione del mondo politico perché non si può rimanere inermi davanti alla lenta distruzione degli organi essenziali dello stato, un massacro cruento che il Presidente condannò, dichiarando apertamente: “Io non ci sto.  Io sento il dovere di non starci e di dare l’allarme.” Conservatore democristiano, ma padre nobile del centrosinistra riformista, Scalfaro viene descritto come un monaco tra gli sciacalli, un crociato della Costituzione, chiamato per difenderne i valori, l’emblema del passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica, l’anticomunismo e l’antiberlusconismo per eccellenza, senza riserve, un protagonista della storia italiana.

Sofia Fabrizi 

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