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Festa finita, l’Fbi chiude Megavideo

Il 19 Gennaio 2012 il web ha tremato e una sola notizia campeggiava su social networks, blog e siti di informazione: Megavideo è stato chiuso.

Tutto è partito dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti d’America che ha messo sotto sequestro i siti Megaupload e Megavideo per i reati di violazione di copyright e pirateria.

Il primo sito permetteva di caricare e scaricare file di ogni tipo mentre il secondo dava la possibilità di guardare contenuti video gratuitamente, la maggior parte dei quali film e serie tv.

Il sito, nato nel 2005 era diventato talmente popolare da avere più di 50 milioni di visitatori al giorno rappresentando circa il 4% del traffico mondiale su internet.

Molti di noi facevano parte di questo 4% e di conseguenza la notizia non è stata accolta di buon grado suscitando persino la reazione del gruppo di hacker chiamato Anonymus che nei giorni successivi ha fatto crollare le homepage delle più importanti case discografiche e cinematografiche senza dimenticarsi del sito del Dipartimento di Giustizia americano e dell’Fbi.

I lati oscuri di questo provvedimento sono molti, se da una parte c’è stato un utilizzo illegale del sito da parte di molti utenti nonché enormi guadagni ricavati attraverso la pubblicità ed entrati dritti in tasca dei proprietari ora milionari, dall’altra è inspiegabile come mai l’Fbi abbia deciso di bloccare il sito solo adesso.

Molti hanno preso l’avvenimento come l’ennesimo tentativo, questa volta riuscito, di controllare internet in un paese come gli Stati Uniti dove già si è tentato di porre limiti alla libertà della rete attraverso le proposte di legge Sopa e Pipa riguardanti i diritti d’autore e poi ritirate a cause delle proteste. Questa azione sembra infatti un avvertimento rivolto agli inernauti americani come a dire: “Se voi continuate a volere la libertà assoluta di internet, noi troviamo un altro modo per limitarla”

E il punto della questione è proprio questo, quanto è marcato il confine tra libertà e illegalità sul web? Il diritto d’autore così come lo conosciamo è ancora valido nel 2012 o forse bisogna che per una volta siano le grandi major ad adattarsi a un mondo che non è più disposto a seguire regole di mercato vecchie di almeno 20 anni?

Tra tutte queste domande la certezza è una sola, questa volta i 72 minuti di visione sono finiti veramente.

Luca Celani

 

 

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