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La ricerca della perfezione a tutti i costi: anoressia, bulimia e disturbi alimentari

Gli studi degli ultimi decenni hanno evidenziato la maggiore diffusione dei disturbi alimentari  nei paesi più progrediti industrialmente, portando alla definizione di “sindrome culturale”. In questi paesi, compresa  l’Italia, l’8-10% delle ragazze fra i  12  e  i 25  anni soffre di qualche disturbo del comportamento alimentare. Nel nostro paese oltre 3 milioni di italiani sono affetti da disturbi

alimentari,di essi 2 milioni sono adolescenti.
Generalmente l’età in cui compare il disturbo è tra i 13 e i 18 anni, ma ci sono casi in cui questi problemi si possono presentare sia in età precoci, (si parla di anoressia infantile) ,che tardive (dopo i 30 anni).Circa il 90% delle persone che ne sono colpite, è di sesso femminile,anche se recenti studi hanno messo in evidenza un preoccupante aumento di soggetti maschili. Il rapporto maschi/femmine è di 1:10 per l’anoressia, e 1:20 per la bulimia. I disordini alimentari sono  suddivisi in tre tipologie principali: anoressia nervosa, ,bulimia nervosa e obesità L’anoressia nervosa è il rifiuto di mantenere il peso corporeo al di sopra del peso minimo normale, solitamente attraverso l’assunzione di quantità di cibo sempre più limitate, spesso associata a intensa attività fisica. Ciò determina frequentemente nelle donne effetti sistemici come l’interruzione del ciclo
mestruale. La diffusione dell’anoressia fra le donne è di circa lo 0,5%.  La bulimia nervosa è caratterizzata da ricorrenti “abbuffate”, spesso seguite da condotte compensatorie, come il vomito autoindotto, l’assunzione di lassativi, diuretici o altri farmaci volti a controllare l’aumento di peso. La diffusione della bulimia tra adolescenti e giovani adulti di sesso femminile è
di circa l’1-3% . Oggi, la bulimia risulta un comportamento più frequente rispetto
all’anoressia, al contrario del passato in cui si verificava l’opposto. L’obesità è definita invece, come un accumulo eccessivo di tessuto adiposo nell’organismo, in Italia ne soffre il 10% della popolazione. L’obesità è comunemente causata da una combinazione di eccessivo apport calorico, mancanza di attività fisica e predisposizione genetica, anche se talvolta le cause sono
principalmente genetiche, derivanti da assunzione di farmaci o d da malattie
psichiatriche e disturbi psicologici . Attualmente gli studi sono concordi nel ritenere che non esiste una unica causa che possa determinare un disturbo alimentare, mentre è più efficace pensare a un modello di tipo multifattoriale che comprende fattori predisponenti (genetici, psicologici, psichiatrici, ambientali), precipitanti e di mantenimento. Per esempio, tra i fattori predisponenti vengono compresi avere una bassa autostima, essere troppo perfezionisti, avere importanti difficoltà relazionali, fare diete ipocaloriche, fattori socio-culturali; tra quelli precipitanti la presenza di eventi stressanti, lutti, conflitti familiari, rottura di relazioni importanti; tra quelli di mantenimento le modificazioni psicologiche e fisiche indotte dal digiuno, dalle abbuffate, dal vomito. Anche le modificazioni relazionali e familiari che si vengono a instaurare possono essere un fattore di mantenimento. Coerentemente al progressivo aumento dei disordini alimentari, in Italia sono
sorti numerosi centri che si occupano del recupero di soggetti affetti da queste patologie. Anche nel nostro territorio vi è una nota struttura, il “Palazzo Francisci” dedicato al trattamento dei Disturbi del Comportamento Alimentare della USL 2 di Perugia, che accoglie pazienti provenienti da tutta Italia con trattamenti ambulatoriali, semi-residenziali o residenziali.

Camilla Valli

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