Italia/Lavoro

La delicata questione dell’articolo 18

In un momento così delicato per l’economia italiana, quasi tutta la politica sembra sostenere il Governo Monti, che trova raramente una forte opposizione alle sue decisioni. Una proposta che ha invece sollevato numerose polemiche è sicuramente quella legata all’articolo 18. Il dibattito nasce dalla proposta del Ministro del lavoro Fornero di rivedere l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori prevedendo così un aumento di occupazione. L’articolo in questione disciplina le conseguenze in caso di licenziamento illegittimo per mancata comunicazione dei motivi, per assenza di giustificazione o per motivi discriminatori nelle unità produttive con più di 15 dipendenti (5 nel settore agricolo). Se infatti si viene licenziati senza giusta causa l’articolo tutela il lavoratore obbligando il datore di lavoro a reintegrarlo nel posto che aveva. Il Ministro Elsa Fornero ha proposto di modificare questa ultima parte per chi viene assunto a tempo indeterminato sostituendo il reintegro con un risarcimento. Ha spiegato che spesso le aziende non licenziano lavoratori inadatti o nullafacenti per paura di doverli poi reintegrare e che questo atteggiamento non favorisce un mercato del lavoro più vivace e flessibile. Questo intento con il passare dei giorni è diventato un vero obbiettivo facendo crescere le preoccupazioni e l’opposizione delle parti sociali e di tanti cittadini. Bisogna ricordare infatti che nel 2000 i Radicali presentarono un referendum per abolire l’articolo 18 perdendo perché non venne raggiunto il quorum, infatti più del 60% degli italiani non era andato a votare conservando così i diritti sanciti dall’articolo.

I sindacati, anche dopo essersi incontrati con il Ministro non sono riusciti a far cambiare idea al Governo ricevendo anche l’opposizione da parte di Confindustria, che considera l’articolo una delle cause della crisi industriale italiana. La risposta non ha tardato ad arrivare con le dichiarazioni del segretario della Cgil Susanna Camusso che ha detto: “L’articolo 18 è una norma di civiltà” e anche “Gli imprenditori delle grandi aziende continuano a dire che non si viene in Italia non perché c’è l’articolo 18, ma perché c’è la criminalità organizzata e manca una politica che attrae gli investimenti”.

Il dibattito sull’articolo 18 spinge a riflettere non solo sulla necessità di alcuni diritti nel modo del lavoro ma anche sulla perdita di importanza dei sindacati nel dibattito pubblico, e di come spesso questo Governo tecnico non dia ascolto a nessuno nella convinzione di fare il bene del paese.

Luca Celani

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