Mondo

Uno sguardo sul mondo: la guerra in Mali

Di recente si sente parlare (ma non troppo) del conflitto in Mali – uno stato situato nell’Africa occidentale – il quale è messo doppiamente in crisi: da una parte la guerra civile, dall’altra una gravissima emergenza alimentare che si aggiunge a quella umanitaria.

Infatti in seguito al colpo di stato avvenuto il 21 Marzo 2012 (il quale ha destato dei sospetti in quanto mancavano cinque sole settimane alla rielezione del presidente) è stato tutto un susseguirsi di battaglie interne fino a sfociare in un conflitto internazionale, che ha messo in ginocchio una popolazione intera, già piegata dalle preesistenti e difficilissime condizioni di vita. A distanza di un anno i dati sono sconcertanti: 147mila il numero dei rifugiati maliani in altri stati africani e circa 2239mila le persone sfollate all’interno dello stesso Mali. In questo momento per le associazioni umanitarie stanziate sul territorio è difficilissimo intervenire poiché ci sono condizioni di sicurezza estreme, dovute alle operazioni militari in corso, e la popolazione è lasciata in balìa dei continui attacchi dei gruppi tuareg. Da alcune testimonianze emerge inoltre che questi offrono somme di denaro ai civili per combattere contro l’esercito maliano e che, in caso di opposizione, procedono con esecuzioni e amputazioni oltre all’arruolamento di bambini-soldato.

Ma si tratta quindi di politica, religione, economia o cosa?

Questo dipende dai vari punti di vista, di certo in questa guerra ogni parte è mossa dai propri interessi.

Lo scorso 10 Gennaio la Francia è subentrata nel conflitto – e a breve verrà affiancata dall’esercito italiano – con la motivazione ufficiale di ristabilire la pace, anche se finora questa operazione militare è servita solo a far aumentare il numero delle azioni acquistate in banche francesi da parte di grandi finanzieri arabi.

Inoltre la Francia ha grandi interessi economici nel nord Africa, collegati ai pozzi petroliferi e alle riserve di gas, ma a causa dei continui colpi strategici sia da parte della Francia, sia da quella del Mali o dell’Algeria (paese nel quale si sta tentando di spostare il conflitto) è arduo capire il vero andamento delle cose.

Una cosa è certa: dietro a tutte queste lotte di potere ci sono 13 milioni di persone bisognose di aiuto e di pace e le coscienze del resto del mondo dovrebbero venire scosse da questi dati sconcertanti.

Elena Corradi

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