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Burning Man, il festival dove ritrovare se se stessi nel deserto

Lascia tutto e tutti per 8 giorni, porta solo tanto cibo e tantissima acqua e non dimenticare di aprire la mente. Queste sono le premesse di Burning Man, il festival di arte, musica e autosufficienza che si tiene nel deserto del Nevada dal 1990.

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Durante l’ultima settimana di Agosto infatti persone da tutto il mondo si ritrovano nel deserto Black Rock dove costruiscono dal nulla Black Rock City, una città temporanea che vive per 8 giorni al termine dei quali si brucia un enorme fantoccio, il Burning Man che da il nome all’evento.

La pianta della città è uguale dal 1998, quando venne creata da Rod Garret seguendo una pianta a cerchi concentrici dove ognuno si può accampare con i mezzi di cui dispone (dalle tende ai camper). Si crea così una città in cui si ha un vicinato e si possono trovare centinaia di zone tematiche che vanno dai corsi di salsa alle lezioni sul sesso che non fanno uso solo della teoria.

L’obiettivo principale è quello di fare arte, in tutti i modi. C’è chi realizza enormi installazioni, chi porta piante e fiori e crea mini foreste nel deserto e chi si diletta a meditare insieme a persone sconosciute, tanto si è tutti amici a Black Rock City.

In un ambiente così libertino non mancano però le regole.

La prima è il divieto di usare denaro. Infatti si baratta o si dona qualsiasi cosa, persino un consiglio in cambio di ciò che si vuole.

La seconda deriva dalla prima e obbliga tutti a portarsi ciò di cui si ha bisogno per una settimana di campeggio nel deserto: dalle attrezzature al cibo, all’acqua, ai teli per creare ombra attorno alla propria tenda, camper, capanna. Se i volontari che si trovano alle porte della città valutano un arrivato non autosufficiente possono persino respingerlo, facendogli perdere i 210 dollari di biglietto di ingresso.

La terza regola è leave no trace, ogni burner è infatti responsabile dei rifiuti che produce e deve quindi portarli con se al suo ritorno. I bagni ci sono, però.

E’ anche vietato l’utilizzo delle auto (a meno che non siano stato colorate o trasformate in opere d’arte) rendendo la bici lo strumento privilegiato per spostarsi.

 

Al di là delle regole a cui i burner aderiscono volentieri, a Black Rock City si può davvero fare ed essere ciò che si vuole scambiando esperienze e conoscienze con persone che non incontrerai mai più. Ma è per mantenere sempre viva la filosofia di questa città che è nata l’ultima regola: ogni persona che possiede strumenti per scattare foto o effettuare riprese deve registrarli all’entrata, l’organizzazione ha un grande controllo sulle immagini e sui video che tornano dal deserto tanto da “punire con la morte” i criminali.

Forse è proprio questa l’essenza dell’evento, quello che succede a Black Rock City rimane a Black Rock City. 

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 Luca Celani

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