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Amo Ergo Sum

“Amare”: un tema ambizioso quello dell’edizione 2013 del Festival della Filosofia, in quanto oggetto (più che mai attuale) di dibattito, in ogni sua declinazione. Ma le parole dei grandi ospiti che hanno costituito il programma di quest’anno sono ben diverse dalle solite banalità, dalle ovvietà, da quei luoghi comuni che si sentono in TV, o che per primi crediamo veri. Riflessioni profonde, tracce stimolanti, opinioni fuori dal comune, accurati percorsi storico-culturali hanno “illuminato” il numeroso pubblico del festival per qualche giorno, e non tanto sul significato del famoso (e anche famigerato) “vero amore”, quanto al credere che l’amore è tale in ogni sua forma, luogo o circostanza; che “amore” è tutto e alla base di tutto.

Parto da Remo Bodei che, nella sua Lectio Magistralis dal titolo “Attrazioni Fatali”, parla di amore come rischio, come incognita, come scelta coraggiosa ma anche tragica (discorso che poi si estende fino a toccare i temi del matrimonio, quindi delle istituzioni e della sessualità) giungendo alla concezione di amore in tempi contemporanei. Dopo numerose citazioni di carattere letterario conclude il suo discorso anche amaramente, se vogliamo, affermando l’idea di come abbiamo perso la capacità di amare, prediligendo un vertiginoso consumo di esperienze che ci ha allontanati dal saper discernere e dal saper gestire i nostri desideri.

Molto attesa e molto seguita la conferenza di Massimo Cacciari tenutasi a Sassuolo sabato pomeriggio, dal titolo “Philo-Sophia”. Già dal titolo si percepisce l’intento di svelare le origini della filosofia o meglio i presupposti che la rendono tale, partendo dal termine “filìa” ed enumerando la lunga serie di parole che esistono in greco per dire “amore”. Quindi amore in ogni sua forma, con una particolare attenzione per il significato di amore come capacità di fare, come forza creatrice (l’amore cristiano, ma anche l’istinto sessuale che porta alla continuazione della specie) e come tendenza al “Bene”, interrogando se stesso e gli spettatori sul fatto se abbia ancora senso credere nell’esistenza della filosofia in quanto tale o inglobarla nel campo delle scienze. Le sue parole conclusive sono state di grande impatto.

Finirò col citare la lectio magistralis “Possessione” tenuta da Umberto Galimberti a Modena domenica 15, poiché ha costituito un momento di riflessione di nuovo differente dai due precedentemente citati, offrendo la possibilità di considerare l’amore come una delle quattro principali declinazioni di follia (insieme a quella profetica, iniziatica e poetica). Una forma di pazzia, dunque, che si trova oltre il pensiero razionale, tendente al divino, che elude il bene o il male e che non sarà mai completamente esprimibile a parole (appartenendo queste alla sfera della logica). Alla domanda “Perché non amiamo chiunque ma solo qualcuno?” Galimberti risponde “perché quel qualcuno ha catturato la nostra follia, l’ha vista, ci ha scoperti” e poi aggiunge “quando entri nella tua follia e riemergi non sei più quello che eri”, insistendo sul concetto che -proprio per questo motivo- ogni storia d’amore ci ri-crea, ri-genera. “Amore” è, dunque, ancora una volta forza generatrice e linfa vitale.

Oltre a numerosissime conferenze Modena, Carpi e Sassuolo sono state per tre giorni teatro di mostre, istallazioni, laboratori per grandi e bambini, book-shop, concerti: città vive.

Sicuramente merito delle varie amministrazioni comunali, degli ospiti illustri, del tema particolarmente stimolante, del vasto pubblico che ha partecipato, del bel tempo e chi più ne ha più ne metta. Tuttavia credo che a fare da caposaldo a tutte queste felici circostanze sia stata la filosofia, l’ “amore per il sapere”,appunto, l’amore per la scoperta, la curiosità di conoscere, la voglia di ascoltare e partecipare a qualcosa di Bello (sì, la “b” è maiuscola).

Perché, come ha detto il filosofo M. Cacciari, “solo lo stupido ritiene astratta la filosofia”.

Elena Corradi

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